IDEA significa molte cose. Ma, anzitutto, significa Istituto per la ricerca e la prevenzione della Depressione e dell'Ansia.
La depressione e l'ansia costituiscono un importante problema di salute pubblica, in quanto malattie comuni che di solito non vengono riconosciute. Ma questi disturbi oggi, se correttamente diagnosticati, possono essere curati: IDEA vuole che tutti lo sappiano ed abbiano la consapevolezza che i rimedi esistono e che ansia e depressione sono un "male oscuro" solo per chi non le conosce.
GLI SCOPI DELLAGli obiettivi della Fondazione IDEA sono chiari anche se non facili da raggiungere:
- Aumentare la consapevolezza sul problema della depressione e dei disturbi d'ansia, sensibilizzando il pubblico riguardo la gravità di queste malattie e la possibilità di guarigione
- Creare una coscienza sociale intorno al problema liberando così le persone depresse dai sentimenti di colpa per una malinconia invalidante che spesso vivono come propria incapacità a reagire
- Favorire la prevenzione e la diagnosi precoce attraverso corsi di informazione alle varie categorie professionali a contatto con i giovani. ( In un adolescente un problema d'ansia e di depressione non riconosciuto può portare alla tossicodipendenza ).
- Creare consapevolezza nei luoghi di lavoro. ( Il costo economico della depressione in Italia si calcola sia intorno diversi miliardi di euro).
- Finalizzare i fondi raccolti all'aggiornamento dei medici di medicina generale e dei giovani psichiatri.
Il Comitato Scientifico di IDEA stimola e premia le ricerche più promettenti e direttamente finalizzate alla cura del paziente.
Riuscire ad "intervenire prima" è una delle tante idee che ci guidano.- Favorire e sostenere quei temi di ricerca ( Depressione e rischio di tossicodipendenza, tollerabilità dei farmaci, etc. ) che possono procurare un immediato vantaggio al malato.
Gli ostacoli più difficili da superare sono senza dubbio l'ignoranza e la disinformazione che generano numerosi pregiudizi. I più comuni: scambiare la malattia per un dramma esistenziale o un problema esclusivamente psicologico, ad esempio, o ritenere che l'unica terapia giusta sia farsi forza e reagire oppure aspettare che passi.
Si può parlare di un vero e proprio "scandalo della medicina": secondo la denuncia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, la depressione colpisce nell'arco della vita il 15-20% della popolazione, ma 6 depressi su 10 non vengono diagnosticati come tali dai medici, e dei 40 su 100 che vengono identificati come depressi, solo al 51% viene prescritta una cura. E a gli altri che cosa dà il medico? Parole forse, consigli: "esci, scuotiti", o false rassicurazioni: "passerà". Ma anche a quanti vengono curati spesso non sono prescritte le terapie adeguate, le dosi giuste e per i periodi occorrenti. La conseguenza è che, alla fine, soltanto il 18% dei depressi riceve una terapia appropriata. Una percentuale davvero bassa per una malattia che, per i disagi e disturbi che provoca, è stata classificata equivalente a una malattia cardiaca e più invalidante del diabete, dell'ipertensione, dell'artrite o di un disturbo polmonare.
E' una malattia che può avere un rischio vitale elevato. Secondo le statistiche il 15% di coloro che soffrono di disturbi gravi dell'umore e che non seguono una terapia adeguata può arrivare al suicidio. Non va dimenticato un altro prezzo che si paga alla depressione: è il suo costo economico fatto di giornate di lavoro perse a causa del disturbo veramente invalidante e delle sue conseguenze sulle relazioni interpersonali, delle sofferenze dei nuclei familiari, degli atti auto-lesivi.
In Italia, è stato stimato un costo socio-economico intorno ai 5000 miliardi di euro in un anno.
PERCHE' SOSTENERE IDEALa depressione può colpire chiunque. Purtroppo nessuno può dirsene al riparo.
Del resto, basta guardare le statistiche: nel corso dell'esistenza 1 donna su 4 e 1 uomo su 10 circa subiscono almeno un episodio di depressione in senso clinico.
Si stima che in Italia oggi 5 milioni di persone soffrono di depressione e 3 milioni di disturbi d'ansia; eppure ciascuno di loro si sente solo e pensa che la via d'uscita per lui non esista. La psichiatria moderna afferma che se adeguatamente diagnosticata e trattata si ha infatti remissione completa o un netto miglioramento in oltre l'80% dei casi di depressione. Ai farmaci, sempre più efficaci, talvolta va abbinata una psicoterapia.
Sostenere IDEA significa aiutare a sconfiggere uno dei mali del secolo: un male per i quali la ricerca scientifica ha già trovato degli efficaci rimedi. Si tratta, dunque, di rendere operative queste conquiste attraverso la consapevolezza sia dei medici che della gente. L'intento di IDEA è che diventi normale rivolgersi in tutta tranquillità allo psichiatra e che ogni città disponga di centri specializzati.
Per fare in modo che un'iniziativa così importante si realizzi, occorrono adeguati mezzi finanziari.
Fondi che IDEA utilizza in maniera molto precisa:
Inviare materiale informativo a chiunque ne faccia richiesta
Stampare ed inviare a chiunque IDEANOTIZIE, il trimestrale di informazione che contiene aggiornamenti scientifici, testimonianze, e le informazioni sulle attività dell'Associazione.
Creare opuscoli-guida utili per il paziente e per la sua famiglia
Formazione di Gruppi di Auto-Aiuto, edizioni di guide e corsi di formazione
di Facilitatori(conduttori) dei Gruppi
Corsi di formazione per giovani psichiatri che operano nelle strutture pubbliche
Corsi di aggiornamento per medici di base
Corsi di informazione e formazione per varie categorie professionali che operano a contatto con i giovani
Borse di studio per giovani specializzandi o ricercatori
Premi per ricerche che possono procurare un'immediata "ricaduta" a vantaggio del malato (ad es. ricerche su depressione e rischio di tossicodipendenza o sulla tollerabilità dei farmaci )
QUANDO PREOCCUPARSI Essere giù di corda, essere a terra, non aver voglia di far niente oppure, al
contrario, essere particolarmente "gasati" e su di giri è esperienza normale della
vita. Quando diventa non-normale e occorre preoccuparsi?
Gli psichiatri offrono indicazioni di tempo piuttosto precise: se una situazione di tristezza, di perdita di interesse per le attività quotidiane, di angoscia, dura più di due settimane o se una fase di mania si prolunga oltre la settimana
è necessario il trattamento medico.
I sintomi più frequenti della depressione clinica sono:
- Sentirsi tristi o irritabili durante la giornata
- Perdita di interesse e piacere nelle attività che fino a quel momento si svolgevano volentieri
- Cambiamento di peso ed appetito
- Mutamenti del normale ciclo del sonno, difficoltà ad addormentarsi, interruzioni del sonno, risveglio precoce la mattina presto
- Continuo senso di fatica, perdita di energia e di slancio vitale
- Sentirsi inutili, disistima di sè, sentirsi disperati o irragionevolmente colpevoli
- Crisi di pianto
- Incapacità di concentrazione, smemoratezza, incapacità di prendere decisioni
- Insoddisfazione generalizzata
- Lamentele per dolori fisici indeterminati e sempre diversi, e per disturbi per i quali non si può trovare alcuna spiegazione medica
- Pensieri ricorrenti di suicidio e morte
La Scienza medica ha
predisposto dei tests che aiutano a valutare e 'misurare' la presenza o meno
di disturbi di depressione e/o ansia. Riportiamo
un rinvio a questi Tests di autovalutazione ==>
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avvertendo che la diagnosi più sicura nonchè la
cura si ha effettuando una visita psichiatrica ( gratuita
presso i CPS del Serv. San. Naz., i Servizi
Psichiatrici degli Ospedali, i nostri Centri IDEA di diagnosi e cura).

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Come comportarsi con un famigliare depresso ?
Cosa fare per un amico, un'amica che "è sempre giù", oltre ogni comprensione?
L'istinto è di stimolarlo a reagire, a scuotersi, a uscire "con le sue forze" da quella cupa apatia o doloroso isolamento. Niente di più sbagliato. La prima cosa che parenti e amici devono comprendere è che la depressione è una malattia che annulla la volontà, una malattia della volontà.
Se si farà proprio questo concetto, si eviteranno anche frustrazioni e scoraggiamenti o, al contrario, di sentirsi irritati in quanto ogni sollecitazione, ogni intervento con una persona depressa sembra cadere nel vuoto: tutto resta -o pesantemente ritorna- come prima.
Sarebbe un grave errore colpevolizzare l'interessato per la mancanza di miglioramenti dicendo che "non vuol collaborare", "non vuol provare", "non vuol fare". Il vostro congiunto o amico soffre già di tali sensi di colpa che quanti gli stanno accanto devono piuttosto cercare di alleviarglieli: ditegli, perciò, che non si sforzi nè si preoccupi, che starà meglio e potrà fare tutto come gli altri (o come una volta) appena la terapia comincerà a fare effetto.
Del resto, a un malato di polmonite o a chi si è rotto una gamba direste mai: "sforzati di star bene", "devi farcela da solo", "muoviti e vedrai"?
Come per una polmonite o per una gamba rotta, così per la depressione -e per il suo polo opposto, la mania- la cosa più importante e urgente è aiutare chi ne soffre a trovare la corretta diagnosi e la corretta terapia. In una parola, il medico giusto.
Lo specialista del settore è lo psichiatra.
Molti nutrono ancora dei pregiudizi su questa figura ("il dottore dei matti") e si può incontrare un rifiuto così motivato: "Andare dallo psichiatra ? Ma non sono pazzo, io !". Sarà compito di chi vive accanto al paziente spiegargli che la psichiatria ha fatto enormi passi avanti e che molti e diversissimi dalla pazzia sono i disturbi di cui si occupa. Potrà servire citare il caso di conoscenti o personaggi famosi di cui si sa che sono stati in cura da uno psichiatra.
Anche in assenza di questo pregiudizio, in molti casi è comunque difficile convincere il malato a consultare un medico: fa parte del quadro della depressione ( e ancora più della mania).
Infatti chi ne soffre spesso non ritiene di essere malato oppure si oppone a qualunque terapia perchè convinto dell'inguaribilità del suo caso. O, ancora, respinge l'idea che il suo soffrire possa essere legato a fattori "fisici" e pertanto rifiuta ogni farmaco o altra terapia biologica.
Convincere ad andare dal medico è quindi il primo imperativo per chi sta accanto a un malato di depressione. Occorre molta fermezza su questo punto, anche se l'atteggiamento sarà, e deve essere, di caldo affetto.
Comprensione, disponibilità all'ascolto, partecipazione al suo profondo dolore sono l'altro aiuto fondamentale da offrire a chi ha dentro il gelo e la solitudine della depressione. Insieme con parole di incoraggiamento, di dichiarata certezza che si può uscire dal tunnel.
E' inutile, invece, stare a discutere sui singoli punti della visione pessimistica del depresso, sulle sue convinzioni di indegnità o incapacità. Non lo si convincerà mai del contrario qualunque argomentazione gli si proponga. Si risponda piuttosto: "E' la malattia che ti fa pensare così, una volta tolti gli "occhiali della depressione" vedrai le cose in altro modo".
Nella fase acuta può essere necessario provvedere o aiutare il depresso per i bisogni concreti, quali il vestiario, l'igiene personale, il mangiare regolarmente, le commissioni quotidiane.
Una volta arrivati alla visita medica con lo specialista, il compito dei famigliari o amici non termina. Occorre che si stabilisca un'alleanza terapeutica tra medico e famigliari. Intanto, parenti e amici non devono sottovalutare qualsiasi affermazione o progetto di suicidio del paziente, ma devono riferirne al medico.
Perchè non è affatto vero quel che comunemente si crede, e cioè che "chi lo dice non lo fa". Sarà il medico a valutare la gravità o meno del rischio.
Dopo l'incontro con lo specialista, occorre controllare che il paziente prenda le medicine regolarmente e nelle dosi prescritte. Tanto più che nei primi giorni, per i possibili effetti collaterali, potrà anche avere l'impressione di stare peggio di prima e, dunque, voler abbandonare la cura. In questo primo periodo e in attesa che si manifestino gli effetti terapeutici dei farmaci (occorrono in genere da 2 a 4 settimane) è perciò di fondamentale importanza offrire sostegno e incoraggiamento a continuare.
La collaborazione di famigliari o amici prosegue con l'eventuale ricerca di una diversa cura -o di un diverso specialista- se la terapia si rivelasse veramente inefficace. Occorre ricordare alla persona depressa che è possibile, "normale", dover cambiare medicina anche più volte fino a trovare quella adatta al suo caso.
Va ripetuto senza stancarsi che la risposta ai farmaci è molto individuale, ma che la terapia giusta, "quella che tira fuori dal pozzo buio", c'è, esiste e la si troverà. L'importante è non mollare.
COSA FARE DOPOUna volta che il paziente è uscito dalla fase depressiva o maniacale, la famiglia (o gli amici) continua ad avere un ruolo importante. Il disturbo infatti, è ciclico, sono dunque possibili le ricadute. E' importante che chi sta accanto al paziente sappia cogliere i primi sintomi di una nuova crisi.
Non è facile perchè i segni premonitori possono essere molto lievi. Dall'altro lato non bisogna incorrere nell'errore di una sorveglianza ansiosa e asfissiante che faccia sentire l'interessato un vigilato speciale. Né questa attenzione deve diventare un'assillo per tutta la famiglia.
Anche i familiari, per calmare il proprio allarme, devono ricordare a se stessi quel che ripetono ai loro cari predisposti a disturbi dell'umore: con le terapie appropriate dalla depressione (e dalla mania) si esce nell'80-90% dei casi.