SE LA PASTIGLIA CHE TIRA SU SPINGE GIU’ IL DESIDERIO

 di Franco Garonna
(Primario di Psichiatria, Ospedale di Bassano del Grappa)

I disturbi dell’attività sessuale comprendono una serie di condizioni legate alla complessità e diversità delle funzioni e delle strutture che vi sono coinvolte. Nel comportamento sessuale l’efficacia riproduttiva è disgiunta dalla soddisfazione, ma anche il desiderio e la soddisfazione del desiderio sono funzioni dell’organismo, e tutte fanno parte del Sistema Nervoso Centrale. Ecco allora che i disturbi della sfera emotiva in generale vengono a interferire con le funzioni base della sopravvivenza che comprendono alimentazione, sonno e sessualità. Non sono del tutto noti i meccanismi molecolari e i circuiti neuronali implicati nel funzionamento e nell’alterazione di questi aspetti fondamentali della esistenza, sappiamo però dal riscontro clinico che i disturbi psichici comportano una disfunzione di questi aspetti, che possono venire indeboliti, ma anche potenziati. Infatti ansia e depressione possono provocare perdita o aumento dell’appetito, riduzione o aumento del sonno, riduzione o aumento dell’attività sessuale.

Su questo ultimo aspetto, la disfunzione si può esprimere con la caduta del desiderio, o apatia sessuale, oppure nei casi più gravi con una vera e propria impotenza (incapacità di erezione o di orgasmo). La correzione di tali disturbi sessuali passa allora attraverso il miglioramento e la risoluzione della sintomatologia ansiosa e depressiva. Le cause della disfunzione sessuale nei soggetti con depressione sono diverse: il sintomo centrale della depressione è l’anedonia, cioè l’incapacità di provare piacere in generale, quindi è compreso anche il piacere sessuale.

Esistono comunque disturbi sessuali indipendenti dal disturbo dell’umore, e legati ad altra causa: endocrina, vascolare ecc., come pure all’uso di diversi farmaci. Tra questi, gran parte dei farmaci antidepressivi possono avere come effetto collaterale una disfunzione sessuale, comprendente la riduzione o perdita del desiderio, le difficoltà nella erezione e nel suo mantenimento, la mancanza d’orgasmo e la ritardata eiaculazione. Solitamente più sensibili a questi effetti indesiderati sono gli uomini. Nelle donne il disturbo sessuale è spesso transitorio. In altri casi, invece, questi stessi farmaci possono essere usati per correggere la disfunzione sessuale, ad esempio nella eiaculazione precoce, come pure (e l’abbiamo già detto) il miglioramento da essi prodotto dello stato ansioso e depressivo porta a ristabilire le funzioni alterate.

In ogni caso non c’è da spaventarsi: ovviare a questo spiacevole inconveniente è sempre possibile. Il paziente che avverta questo effetto non voluto ne parli subito col suo medico curante. I medici oggi prendono in seria considerazione i disturbi sessuali causati dalle cure antidepressive sia perchè interferiscono con la qualità di vita dei malati che devono assumere le terapie per lunghi periodi sia perchè spingono a non accettare la cura col rischio che il paziente la interrompa o si riduca da se il dosaggio.

Diverse sono le strategie per fronteggiare questo problema e sarà, ovviamente, il medico a scegliere: attendere il miglioramento dei sintomi, impiegare farmaci adiuvanti (sildenafil), ridurre il dosaggio della terapia pur mantenendo il giusto livello terapeutico, cambiare l’antidepressivo, infine si può optare per breve periodo di sospensione ("drug holiday" o vacanza terapeutica). Il medico esperto comunque eviterà di prescrivere gli antidepressivi che possono interferire con l’attività sessuale ai soggetti che già presentano questi problemi.

In sostituzione dei triciclici e degli Ssri, si possono impiegare alcuni antidepressivi che non hanno effetti collaterali riguardanti l’attività sessuale, in quanto privi di attività recettoriale sui sub-recettori implicati in questo fenomeno. Si tratta della Mirtazapina, del Trazodone, del Nefazodone, della Moclobemide, della Reboxetina (questi sono i nomi scientifici), tutti farmaci in commercio in Italia; molto usato come antidepressivo negli Stati Uniti è il Bupropione che però in Italia si trova in commercio con una indicazione diversa dalla depressione: contro la dipendenza dal tabacco.