LO "SPINELLO" INNOCUO? UNA FAVOLA. CREA UNA PRECISA SINDROME E ALTRI GUAI.

<<Ma Professore, perché dovrei preoccuparmi tanto per due o tre spinelli al giorno, che cosa vuole che facciano. Tutti i miei amici li fumano e alla televisione dicono che non fanno niente>>.
Così parlano i ragazzi, ma i genitori sono disperati. Il loro figlio è cambiato: abulico, privo di interessi, appiattito nelle emozioni, insolitamente rabbioso nelle reazioni.
Si isola e il rendimento nello studio o sul lavoro peggiora progressivamente. E' la "sindrome amotivazionale", classica di chi fuma cannabis.
Ma lui non si rende conto del suo stato. Il sentirsi demotivato, privo di stimoli e di progetti il ragazzo (o la ragazza) lo spiega con argomentazioni filosofico-esistenziali o socio-politiche. Le continue esplosioni di rabbia le giustifica con l'atteggiamento preoccupato ed intrusivo dei genitori e dei compagni. Colpa loro, insomma.
Nessuno, e tantomeno il giovane che ne fa uso, sospetta che tutto questo dipenda da quei due o tre "innocui" spinelli che fuma ogni giorno.
Aumentando la dose della cannabis (marijuana o hashish), il giovane può diventare molto sospettoso e sentirsi osservato dagli altri, credere di udire e vedere cose inesistenti. Compaiono attacchi di panico, esperienze di "depersonalizzazione " e "derealizzazione", vale a dire senso di estraneità dalla propria persona e dal mondo esterno, come se tuttoquanto è intorno fosse non familiare, irreale, ostile.
E si noti bene, questo stato d'animo può manifestarsi anche mesi dopo la sospensione della cannabis.
La psicosi, questo distacco patologico dalla realtà, può protrarsi per settimane o mesi.
Oggi molto spesso i disturbi bipolari psicotici o schizofrenici risultano scatenati dall'uso di marijuana; derivano molte volte dagli "spinelli" anche gli episodi depressivi brevi con elevato rischio di suicidio. Tra i sintomi sono frequenti pure i flash-back, con la ricomparsa improvvisa, dopo molti giorni dall'ultima assunzione, degli effetti provati durante l'uso della sostanza.
Sappiamo che i consumatori abituali di cannabis hanno una probabilità 6 volte superiore rispetto ai non abituali di presentare quadri psicotici. Questi disturbi insorgono nei soggetti geneticamente "predisposti" (ma tale innata vulnerabilità in genere non si conosce prima) anche con assunzioni isolate, e si ripetono puntualmente dopo altre assunzioni.
La ricerca ha stabilito che circa il 50% dei consumatori abituali di cannabis ha presentato uno stato confusionale, mentre il 10-20% ha presentato sintomi psicotici. Si ritiene che il tasso di incidenza delle sindromi psicotiche debba essere stimato intorno a 1 caso su 1000 di coloro che fumano quotidianamente almeno uno spinello.
Le ricerche epidemiologiche, farmacologiche e cliniche hanno accertato che:
La cannabis induce dipendenza, dunque crisi di astinenza se si sospende di colpo il consumo.
La crisi di astinenza è caratterizzata da irritabilità, tensione nervosa, irrequietezza, nausea, disturbi del sonno. Il fenomeno è meno grave rispetto ad altre sostanze (es. eroina): il Tetra-idro-cannabinolo (o Thc, uno dei principali principi attivi della cannabis) rimane infatti nell'organismo per oltre 15 giorni dopo l'ultima assunzione.
La cannabis compromette alcune funzioni neuro-psichiche. Riduce la capacità di fissare i ricordi, l'attitudine a compiere azioni fini e coordinate, la motivazione al raggiungimento degli obiettivi, appiattisce e destabilizza l'umore e rende meno efficienti i processi di pensiero. Peggiora la visione notturna, i tempi di reazione, la risposta ad uno stimolo improvviso, la reazione all'abbagliamento, e tutto questo per oltre 24 ore dall'ultima assunzione, con gravi conseguenze, ad esempio, per l'efficienza alla guida di un'auto. Di questi effetti in genere il consumatore non ha consapevolezza.
La cannabis esercita effetti neurotossici sulle strutture del cervello implicate nella memoria (es. sulla circonvoluzione dell'ippocampo).
L'uso di cannabis è un fenomeno cosiddetto "getaway", o "cancello" nel senso che apre la porta verso l'abuso di sostanze più pesanti. Studi recenti del professor Di Chiara (Cagliari) indicano che proprio l'azione farmacologica della cannabis spinge verso altre sostanze, agendo sui recettori per l'eroina.
Visto quanto sopra, ben venga quindi una Commissione ministeriale che valuti obiettivamente i rischi e i danni prodotti da questa sostanza, a torto considerata innocua.
Concludendo, mi piace ricordare che la tossicodipendenza è un capitolo fondamentale della Clinica psichiatrica e che i clinici che curano ogni giorno questi pazienti devono essere adeguatamente rappresentati in tale Commissione.

Giovanni B. Cassano