LOTTERIE E GIOCHI D'AZZARDO: DALLA PASSIONE ALLA TIRANNIA
L'invasione di slot-machine, enalotto, schedine varie sollecita l'esplodere della "patologia del gioco" in chi è predisposto.
Una dipendenza rovinosa che oggi cattura molte donne e adolescenti.
La passione per il gioco ha da sempre accompagnato la storia dell'uomo, come documentato nelle antiche civiltà egizia, cinese, giapponese, indù e persiana.
Attualmente il gioco sta rapidamente emergendo come un problema di massa per le maggiori possibilità di accesso a forme legali di gioco, incentivate con la pubblicità giornaliera al superenalotto, e per le possibilità offerte dalle nuove tecnologie quali Internet.
Si stima che almeno l'80% della popolazione adulta italiana sia coinvolta nel gioco. Non tutti i giocatori però, sono "patologici", nel senso medico del termine: si passa, infatti, dalla normalità alla malattia quando vengono soddisfatti alcuni criteri stabiliti dall'American Psychiatric Association che a partire dal 1980 ha dato dignità a tale patologia includendola tra i "disturbi degli impulsi".
Chi di noi non ha mai comprato un biglietto
della lotteria, o giocato al Totocalcio, o "grattato" una cartolina del
"gratta e vinci" ? Siamo tutti malati allora?
Certamente no, se il gioco ha un aspetto ricreazionale e sporadico e non è
invece una costrizione che spinge a continuare nonostante perdite economiche
ingenti e lo scadimento delle reazioni sociali ed affettive.
Il gioco patologico è un esempio di come l'interazione tra una preesistente vulnerabilità biologico-genetica e gli stimoli ambientali possano condurre ad un aumento della prevalenza del disturbo che è attualmente stimata intorno a 1,2-3%. Ciò significa che su una popolazione italiana di circa 60 milioni di abitanti, 66000 - 210000 soggetti hanno sofferto di gioco patologico negli ultimi sei mesi.
A questo punto sorge spontanea una domanda: ma se i giocatori d'azzardo patologico in Italia sono così numerosi, come mai tale disturbo non viene diagnosticato più frequentemente? Il motivo è duplice. Da un lato il paziente tenta in ogni modo di nascondere questa sua "passione" e non la riconosce come patologia, dall'altro è innegabile l'ignoranza dei medici in materia.
Spesso il paziente si presenta dal medico lamentandosi di altri problemi (alcolismo, abuso di sostanze, depressione) e il problema centrale del gioco patologico passa così inosservato.
E' opportuno segnalare che questo disturbo può svilupparsi con qualsiasi gioco d'azzardo e l'accresciuta disponibilità di giochi con macchine elettroniche quali video-poker o slot-machines sembrerebbe facilitarlo, agire cioè da "fattore scatenante".
Per questa stessa ragione sono aumentate negli ultimi anni le donne affette da gioco d'azzardo patologico, dal momento che è "socialmente più accettabile" che una donna giochi ad una slot-machine piuttosto che ad una corsa di cavalli.
E sono aumentati molto gli adolescenti, che in tal caso hanno più probabilità di avere problemi con i loro familiari e con i loro amici, di trascurare scuola e lavoro. E' molto probabile che essi rubino nei negozi, vendano droga, e siano coinvolti in altre forme di attività illegali per ottenere denaro da giocare o per pagare i debiti. Molto frequente tra gli adolescenti può essere anche l'abuso di sostanze.
Tre fasi.
Si possono distinguere tre diverse fasi che il paziente attraversa nello sviluppo del gioco d'azzardo patologico: una fase di vincite, una fase di perdite e la fase della disperazione. Le donne arrivano più velocemente alla fase della disperazione (3-5 anni dura, in media, il passaggio da gioco occasionale e sociale a gioco patologico contro 8-9 anni, o anche di più, per gli uomini).
La cura
La farmacoterapia rappresenta un approccio relativamente recente nel gioco d'azzardo patologico. Esistono dati incoraggianti sui farmaci che aumentano la concentrazione cerebrale di serotonina, vale a dire i cosiddetti SSRI, come la fluvoxamina. Pure utile si è dimostrato l'intervento con specifiche psicoterapie.
Accanto alla sofferenza soggettiva ed alla frequente possibilità di sviluppare abuso di sostanze ed altre patologie psichiatriche gravi che possono, talora, condurre a gesti autolesivi, il gioco d'azzardo patologico conduce ad un progressivo scadimento della qualità della vita, dei rapporti interpersonali e delle capacità lavorative. Il gioco d'azzardo patologico, dunque, è un problema di salute pubblica e un fenomeno che deve richiamare la massima attenzione da parte delle autorità e delle istituzioni.
Si dovranno attuare sia misure di prevenzione sia prestare attenzione al continuo e forte aumento di giocatori patologici che necessitano di un trattamento, fornendo le opportune informazioni sulle possibilità di adeguate terapie. E occorre chiedersi se sia giusta tanta martellante pubblicità.
DONATELLA MARAZZITI, Psichiatra Università di Pisa